Oh, my Goddess! Lo zigzag urbano di Ivana Spinelli nelle strade di Bologna

L’artista sperimenta su poster la sua proto-filosofia, in complicità con CHEAP

La punta di una freccia. Una V. Forse un triangolo. E poi onde, spirali e spire. Quello che sembra essere uno zig zag. Segni, simboli, geroglifici dal futuro. Sono gli elementi visuali che compongono il linguaggio astratto di Oh, my Goddess! urban zigzag, una serie di manifesti installati sulle bacheche di Bologna: neri e marcati, oppure con colori pastello, in bianco e nero o su sfondi fluo, i simboli si ripetono ossessivamente, compongono una trama, un ordito, il tessuto di una conversazione che avviene nello spazio pubblico della città, in strada.

Una caccia alla dea, un percorso ebbro, un detournement, un attentato semiotico, il tentativo di pettinare la storia contropelo: c’è tutto questo nei manifesti di Ivana Spinelli, artista italiana che vive e lavora tra Berlino e Bologna e che nella città emiliana insegna scultura all’Accademia di Belle Arti.

Nella sua pratica ventennale, Spinelli analizza principalmente le relazioni tra corpo e linguaggio, che definendosi a vicenda hanno la capacità di spostare continuamente i limiti del percepito e della realtà. Nelle sue opere si mette in scena la dimensione sociale e politica delle relazioni personali, il conflitto perenne dove alla normatività del linguaggio legislativo, ma anche dei brand e dei social, corrisponde una vitalità che reagisce attraverso la protesta e la riappropriazione , più o meno silenziosa, del mondo. Definizioni stringenti come clandestino, femminile, terrorista, vegetale, minimo vengono aperte da azioni come cucire, indossare, tradurre, dare voce, spesso partecipate in performance e workshop.

Il progetto di arte pubblica, realizzato per CHEAP e disperso con le affissioni di manifesti nell’ambiente urbano di Bologna, si inserisce in una serie di azioni e mostre portate avanti dal 2017 nell’ambito del progetto ZigZag Protofilosofia, dove i segni sono stati trasposti dalla carta all’immagine digitale, alla scultura e pittura, fino a stickers utilizzabili sulla chat di whatsapp e brevi animazioni sui social.

La ricerca di Spinelli interseca archeologia, sociologia e linguistica: partendo dalle suggestioni della giliana, del linguaggio della Dea e dell’incredibile corpus di studi di Marija Gimbutas, l’artista compone un linguaggio astratto e incarnato nel quale recupera simboli e segni arcaici reinterpretandoli con estetiche e tecnologie contemporanee.

Con il termine “Gilania”, coniato dalla sociologa Riane Eisler, si fa riferimento a un’organizzazione sociale anteriore al patriarcato, esistita in Europa tra il 7000 e il 3500 a.C., caratterizzata dall’eguaglianza di genere e dalla sostanziale assenza di una gerarchia come di un’autorità centralizzata. E’ possibile una Gilania oggi?

Secondo gli studi dell’archeologa di origine lituana Marija Gimbutas, tra il 4300 e il 2800 a.C. la Gilania sarebbe stata soppiantata da un’altra cultura neolitica, quella dei kurgan, una società androcratica e patrilineare emersa dal bacino del Volga. Proprio dagli studi di Gimbutas sui simboli e sui segni che compongono il linguaggio della Dea nelle società pacifiche pre patriarcali, Spinelli si impegna in una rielaborazione personale che attinge da quell’universo simbolico di segni per comporre un linguaggio astratto.

“Il lavoro Zig Zag Protofilosofia è partito da Marija Gimbutas, ed è stata una sorta di visione. Quando ho trovato il linguaggio della grande dea mi è sembrato fosse qualcosa che cercavo da tempo. Andare indietro, alle origini, e vedere che le origini sono diverse da come ce le aspettavamo. Società matrilineari e pacifiche, in tutta l’Europa e il Mediterraneo. Incredibile come ancora molti lo ignorino o rifiutino l’idea” commenta Spinelli. “Mi piace pensare a questa antica visione del mondo come a un altro possibile paradigma, una filosofia prima della filosofia, una proto-filosofia fatta di segni di cui possiamo cogliere poco fintanto che rimaniamo nell’idea di pensiero razionale, legato al linguaggio astratto. Nel lavoro Zig Zag Protofilosofia cerco di imparare questi segni, li scrivo e li riscrivo, a mano e al computer. Esercizi per imparare un linguaggio sconosciuto.”

Gli stessi poster di Oh, my Goddess! sono distribuiti in città seguendo l’andamento di uno zigzag: l’artista propone di praticare uno zigzag urbano, una passeggiata da una bacheca all’altra, per riscoprire segni e simboli, risignificare lo spazio pubblico e pettinare la storia contropelo. Per farlo, è possibile seguire la mappa fornita da Spinelli a questo link

https://bit.ly/ZigZagMappaBologna

Oh, my Goddess! Ivana Spinelli x CHEAP

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