Un’altra idea di futuro

Questo albero è un Liquidambar: ha 100 anni.

Ha un circonferenza di 4,20 m, un’altezza di 20 metri, un diametro d’insidenza della chioma pari a 30 m.

Questo albero sta per essere abbattuto.

Insieme a 50.000 metri quadrati di boschi urbani.

Il numero si legge davvero cinquantamila metri quadrati.

Il motivo è un progetto vecchio di 30 anni che prevede di far passare il TAV da Vicenza per “guadagnare” una manciata di minuti verso Venezia.

Quando esistono già linee per i pendolari che potrebbero sensatamente essere migliorate.

Ma forse il TAV a Venezia non deve portare dei pendolari – ci sembra un dubbio lecito.

Qualcuno cerca di far passare questo progetto per progresso.

Nonostante i 170.000 metri quadrati di cantieri rappresentino un pericolo per la salute pubblica di chi vive a Vicenza.

Perché? Perchè un’innalzamento così critico delle polvere sottili porterà all’innalzamento delle patologie oncologiche e cardiovascolari nella popolazione – chiedetelo ai medici per l’ambiente che hanno firmato lettere, studi e petizioni.

Raderanno al suolo 50mila m2 di boschi urbani, nonostante a giugno ci siano stati 40 gradi. Abbattere alberi in questo contesto climatico è una follia, abbattere interi boschi dovrebbe essere un crimine ambientale contro il bene comune – chissà se proveranno a compensare con delle piante in vaso nelle piazze del centro.

Disboscheranno, cantierizzeranno e cementificheranno senza che la popolazione abbia potuto esprimersi in merito – evidentemente no, l’autodeterminazione non è prerogativa del progresso.

Questa non è la nostra idea di futuro.

Soprattutto non è l’idea di futuro delle persone che si sono raccolte nei boschi e che si stanno opponendo al cantiere: attivistə, pensionatə, operatrici culturali, studentə, cittadinə.

Hanno organizzato un presidio a difesa dei boschi.

Tutti quei corpi sono stati convocati per esprimere con fermezza che esiste un’idea di progresso che non può prescindere dalla giustizia ambientale.

Quei corpi sono sotto sgombero, in queste ore.

La società che gestisce i lavori si è presentata al presidio con la polizia.

Una scena che ci è familiare.

Vogliamo credere che in moltə, come noi, si sentano complici di quei corpi e dell’idea di futuro che quei corpi incarnano: questa lotta non finisce qui, non finisce oggi.

 

sostieni l’Assemblea dei Boschi che Resistono: firma la petizione contro l’abbattimento dei boschi a Vicenza