James Kalinda + Signora K

James Kalinda parte da una riflessione sul rapporto tra madre e figlio. Da qui, in uno slittamento di dimensioni sempre più allargate, arriva a ricomprendere la relazione con la società, dimensione con cui i nuovi nati si rapportano costantemente già da subito.
Gosthmother – titolo dell’installazione – riprende soggetti e schemi compositivi di ritratti infantili d’epoca: ciascun bambino veniva messo in posa davanti all’obiettivo fotografico, mentre le madri li sostenevano, coperte di teli; una volta sviluppata l’immagine, le donne venivano escluse dal campo visivo per mezzo di un passepartout.
Al bianco e nero rigoroso e sporco di James Kalinda fanno da contrappunto inserti di disegni infantili monocromi, che sovrastano parti dei soggetti.

La figura femminile fa da ideale collegamento tra i progetti dei due artisti. Mentre tuttavia nel caso di James Kalinda la donna quasi si impone per la sua assenza, il lavoro di Signora K la rimette al centro, rappresentandola nella sua connotazione di “madre-dea”, artefice di una nuova connessione tra l’essere umano e le sue origini, intese come elemento naturale.
La scelta di una netta bicromia, che staglia i soggetti su uno sfondo assolutamente bianco, sottolinea la separazione e, al contempo, il ricongiungimento tra le due diverse sfere: l’umano – in nero – e l’animale – in color oro. A fare da ponte, l’elemento vegetale, da sempre utilizzato, nelle culture popolari, come come elemento magico in grado di favorire le guarigioni.

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