COME UN TUONO AI MIEI OCCHI – i poster di Coco Riot Guzmán

CHEAP presenta Come un tuono ai miei occhi, progetto dell’artista, illustratore e attivista trans Coco Guzmán, sviluppato durante una residenza artistica realizzata presso gli spazi di CHEAP in via Polese, dove il 6 giugno si terrà l’open studio dell’artista per la restituzione finale del progetto.

 

Il titolo del progetto prende ispirazione da una celebre riflessione di Leslie Feinberg: While there is as yet no language for who I have become, I articulate my gender – silent to the ear, but thunderous to the eye.” In questa frase, lo sguardo diventa uno spazio di riconoscimento e di resistenza, capace di rendere visibile ciò che il linguaggio dominante non riesce ancora a nominare. Attraverso il disegno, la ricerca d’archivio e l’attraversamento della città, Coco Guzmán costruisce una geografia queer di Bologna fatta di tracce, memorie, lotte e presenze che continuano a vivere nello spazio urbano.

 

Il cuore del progetto è una serie di disegni realizzati durante la residenza, all’interno di un processo di ricerca che ha intrecciato materiali provenienti dagli archivi LGBTQIA+ della città, incontri con attivistə, passeggiate urbane, racconti orali e memorie individuali e collettive. Nei lavori di Guzmán, Bologna emerge come un corpo poroso e stratificato, attraversato dalle storie delle comunità trans e queer che hanno abitato le sue strade, i suoi portici, i suoi spazi di socialità e di lotta. I disegni non ricostruiscono una storia lineare né documentano un singolo episodio: funzionano piuttosto come palinsesti, nei quali temporalità differenti, frammenti d’archivio, gesti quotidiani e immaginazione politica convivono e si contaminano.

COME UN TUONO AI MIEI OCCHI - affissione

Una prima restituzione pubblica del progetto prende forma nello spazio urbano attraverso un intervento di affissione in Via dell’Abbadia. I poster installati sulle bacheche agiscono come marcatori di una memoria diffusa, riportando alla superficie una presenza spesso invisibilizzata ma profondamente inscritta nel tessuto della città. «Una persona trans ha attraversato questa strada», «Una persona trans ha girato questo angolo», «Una persona trans si è fermata proprio qui»: affermazioni semplici che trasformano lo spazio pubblico in un archivio vivente, invitando chi passa a immaginare le molte storie che hanno attraversato quei luoghi.

 

La porosità attraversa l’intero progetto come condizione materiale, politica e immaginativa.

È la porosità dei mattoni che caratterizzano Bologna, capaci di assorbire umidità, lasciar circolare l’aria e adattarsi ai movimenti del terreno; ma è anche la porosità della città stessa, intesa come organismo vivo attraversato da flussi, relazioni e contaminazioni.

Nei disegni di Coco Guzmán, la città appare come un corpo permeabile alle presenze che la abitano e la trasformano, in particolare alle culture dissidenti che ne hanno ridefinito nel tempo gli spazi e i significati.

In opposizione all’ideale della città liscia, efficiente e priva di attriti descritto da René Boer in Smooth City, Bologna emerge come un territorio segnato da stratificazioni, conflitti e attraversamenti. La porosità diventa così una qualità politica: la capacità di accogliere differenze, lasciare tracce e produrre trasformazione.

 

José Esteban Muñoz individua nell’effimero una delle principali modalità attraverso cui la storia queer sopravvive e si trasmette.

Molte delle esperienze che compongono la memoria delle comunità dissidenti non trovano posto negli archivi ufficiali, ma persistono attraverso gesti, relazioni, racconti, rituali e forme di trasmissione incarnata.

 Il lavoro di Coco Guzmán si inserisce in questa prospettiva, intrecciando materiali d’archivio, testimonianze, memorie personali e storie collettive in una costellazione di immagini che restituisce la complessità della presenza queer nella città. I suoi disegni non illustrano una storia lineare, ma rendono visibili le connessioni tra eventi, lotte e vissuti che continuano a riverberare nel presente.

In questo dialogo risuona anche la pratica di CHEAP, che da anni utilizza l’affissione urbana come dispositivo temporaneo e situato: un gesto destinato a scomparire, ma proprio per questo capace di attivare nuove forme di memoria e di immaginazione politica nello spazio pubblico.

 

La biologa messicana Shioban Guerrero descrive la corporeità trans come un palinsesto: una superficie sulla quale le tracce del passato non vengono cancellate, ma convivono e dialogano con ciò che viene dopo.

L’identità non emerge dalla rimozione di ciò che è stato, bensì dall’interazione continua tra strati, esperienze e trasformazioni.

Questa visione attraversa profondamente il lavoro di Coco Guzmán. I suoi disegni costruiscono un immaginario in cui corpi, architetture, monumenti, archivi e memorie condividono la stessa natura stratificata. Bologna appare come un grande palinsesto urbano, dove le storie queer non appartengono al passato ma continuano a emergere attraverso segni, presenze e relazioni.

Come i corpi trans descritti da Guerrero, anche la città è il risultato di una continua negoziazione tra ciò che rimane visibile, ciò che viene nascosto e ciò che riaffiora nel presente.

 

COME UN TUONO AI MIEI OCCHI vol. I

 

 

Nel corso della residenza, CHEAP ha aperto il proprio spazio a una serie di open studio informali, momenti di confronto e scambio che hanno permesso all’artista di condividere il processo di lavoro con la comunità locale. La ricerca si è inoltre intrecciata con il programma formativo dell’Accademia di Belle Arti di Bologna attraverso un workshop dedicato alle pratiche artistiche e politiche nello spazio pubblico, sviluppato in dialogo con le metodologie di CHEAP e con il lavoro di Coco Guzmán. La residenza è stata concepita come uno spazio permeabile di incontro, ascolto e costruzione di relazioni, attivando una rete di scambi con archivi, collettivi, attivistə e soggettività che da decenni contribuiscono alla storia queer della città.

 

Artista, illustratore, autore e attivista trans originario della Murcia e residente a Madrid, Coco Guzmán sviluppa una pratica che attraversa disegno, fumetto, ricerca e pedagogia. Il suo lavoro si concentra sulle rappresentazioni dei corpi trans e queer, sulle genealogie dissidenti e sulle forme attraverso cui la memoria collettiva si trasmette e sopravvive. Attraverso un linguaggio che intreccia cultura pop, ricerca storica, ironia e immaginazione politica, Guzmán costruisce narrazioni capaci di mettere in discussione le rappresentazioni normative del genere, del desiderio e dell’appartenenza, aprendo nuovi spazi di riconoscimento e possibilità.

 

La residenza si conclude sabato 6 giugno con un open studio pubblico presso la sede di CHEAP in Via Polese 17. Dalle 18.00 alle 21.00 sarà possibile visitare i disegni, i materiali di ricerca e gli esiti del progetto, incontrare l’artista e condividere un momento informale di conversazione attorno ai temi che hanno attraversato la residenza.

 

Un’occasione per attraversare insieme una Bologna fatta di memorie trans e queer, di archivi e racconti tramandati, di presenze che hanno abitato le sue strade e continuano a trasformarle. Una città che, come suggeriscono i disegni di Coco Guzmán, conserva nelle proprie pieghe le tracce di chi l’ha attraversata, abitata, immaginata e lottata.

 

La gallery di foto è di Giulia Rosco

 

Save the date

sabato 6 giugno | COME UN TUONO AI MIEI OCCHI | Coco Riot Guzmán

CHEAP | via Polese 17 | Bologna

ingresso gratuito

 

il progetto è realizzato con il sostegno della Regione Emilia-Romagna

 

 

COME UN TUONO AI MIEI OCCHI - vol. II