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Il collettivo italiano Guerrilla Spam racconta la Bolognina e le sue complessità con un paste up di 120 metri. quadrati

Secondo tra i Main Artist invitati alla quinta edizione di CHEAP ad entrare in azione, Guerrilla Spam sceglie di lavorare in Bolognina, portando all’estremo il concetto di site specific. È infatti il muro esterno di un edificio in rovina lungo via della Liberazione ad ospitare il grande paste up di 120 metri quadrati su cui trova spazio un grande “affresco” sulla Bolognina, tra i quartieri più complessi, multietnici e in trasformazione della città.

Nato nel 2010 a Firenze “come spontanea azione non autorizzata di attacchinaggio negli spazi urbani”, il collettivo ha perseguito negli anni una modalità d’azione che si sviluppa come una vera e propria “Guerrilla”: veloce, irruenta, che si impone agli occhi del passante disseminando messaggi improvvisi e inattesi nel tessuto urbano, come lo “Spam” delle email. La scelta di un essenziale bianco e nero – contrapposto ai colori sgargianti della pubblicità – caratterizza fortemente la loro produzione, sempre percorsa da una tagliente critica sociale che spesso si accompagna ad un’ironia di forte impatto.

Partendo dall’illustrazione, il collettivo costruisce narrazioni popolate da mostri, demoni, fantocci grotteschi: un’iconografia dalle forti tinte allegoriche che, nella sua volontà di raccontare la contemporaneità attraverso un sottotesto critico di rappresentazioni simboliche, ha come riferimento esplicito la pittura fiamminga di Bosch e Bruegel. Ma non solo: altri rimandi ideali passano da Dürer a Goya, da Otto Dix a Max Ernst, fino ad arrivare a Pontormo e Beccafiumi.

Il ricorso all’allegoria e ad una fitta trama di riferimenti alla storia dell’arte – in questo caso extraeuropea – percorrono anche il progetto realizzato nell’ambito di Cheap Festival, dal titolo Il giardino. Composta da 6 moduli di 9 x 2,2 metri ciascuno, l’opera ha uno sviluppo orizzontale, quasi fosse un papiro che, srotolandosi, rivela una narrazione per immagini. Il riferimento all’arte egizia è in effetti esplicito anche nel ricorso ad una prospettiva che non tiene conto della terza dimensione, procedendo per accumulo in un susseguirsi di scene. La Bolognina, protagonista dell’opera, è metaforicamente rappresentata come un hortus conclusus, delimitato da un muro da cui si sporgono figure di osservatori esterni. Da un lato, tra gli altri, gli stessi artisti – Guerrilla Spam – che si autorappresentano con un binocolo, sottolineando la loro visione del quartiere, parziale e relativa, per come è descritta nei media. Dall’altro, gli attori della cosiddetta “riqualificazione”, rappresentati nell’atto di entrare a gamba tesa nel giardino, microcosmo in cui convivono una pluralità di personaggi, così come è composita la flora che che popola un ecosistema. Tra questi due estremi, si sviluppano 9 scene, leggibili su più livelli interpretativi. Il meno diretto affonda le radici in richiami all’arte orientale, araba, egiziana, ma anche – nella texture dello sfondo – ad un arazzo francese quattrocentesco, a sottolineare la multiculturalità del quartiere, valorizzata esplicitamente nella quarta scena su cui campeggia la parola “dialogo”.

Le altre tavole sono invece incentrate sulle problematiche che affliggono il quartiere: senzatetto che non hanno cibo e riparo, ronde auto-organizzate che per un certo periodo sono salite agli “onori” della cronaca, speculatori edilizi che hanno cambiato il volto della zona, spersonalizzandola. A chiusura, una figura che innaffia, il cui abito porta impresso il sottotitolo dell’opera: Coltivo il mio giardino e il mio giardino mi coltiva. L’intento esplicito non è imporre al passante una visione precostituita, seppur antitetica a quella dominante: l’assunto di base risiede piuttosto nella convinzione che la comprensione della realtà debba passare necessariamente attraverso una presa di coscienza, che si realizza innanzitutto per mezzo della visione. In ciò, la rappresentazione artistica assume un ruolo politico, rivelandosi fondamentale per stimolare, provocare e destabilizzare il passante, facendo contemporaneamente appello alla sua capacità di costruire autonomamente visioni del mondo alternative.

foto Michele Lapini

GUERRILLA SPAM | CHEAP street poster art festival 2017

 

 

Dopo essere stato tra i protagonisti di XXV – collettiva di poster che ha inaugurato la scorsa edizione del Festival con un’affissione collettiva sulle bacheche del circuito Cheap on Board di via Indipendenza – il canadese Stikki Peaches approda a Bologna invitato come Main Artist della quinta edizione di Cheap, dando avvio al suo tour europeo che prevede, tra le altre tappe, Berlino.

Al motto di “What if art ruled the world?”, Stikki Peaches è attivo in strada dal 2009, quando inizia ad incollare sui muri della sua città natale, Montreal, grandi paste up. Dopo un’esperienza professionale decennale nell’ambito del fashion design, un periodo personale complesso lo porta a cambiare rotta, elaborando attraverso l’arte visiva reminiscenze e nostalgie della sua infanzia, in cui grande influenza hanno avuto la madre stilista e il padre sarto, entrambi di origine italiana.

Più nello specifico, l’elaborazione di quel periodo sereno e fondante passa attraverso l’estrapolazione di icone mediatiche dei decenni Ottanta e Novanta, a cui si aggiungono riferimenti a frammenti di ricordi vissuti nell’atelier dei genitori, tra carte veline e strumenti di lavoro, come l’ascolto della musica jazz e dei brani di musica classica. Fortemente influenzato dalla cultura pop senza dimenticare riferimenti specifici alla Street Culture e alla Lowbrow Art, Stikki Peaches parte dalla stampa di grandi immagini fotografiche in bianco e nero, su cui interviene successivamente con marker e bombolette, disseminando messaggi parcellizzati su stratificazioni di livelli, che si leggono a contrasto grazie all’uso del colore.

Le figure iconiche a grandezza naturale che compongono la sua produzione spaziano da Batman a Darth Vader, da Elvis Presley a Mozart, fino ad arrivare a Kate Moss: una vera e propria galleria di personaggi in technicolor che, con tono satirico ed una certa ironia, invitano il passante alla leggerezza, catturando la sua attenzione grazie anche alla ricchezza di dettagli.

Per Cheap Festival, Stikki Peaches è intervenuto all’interno del più grande giardino pubblico bolognese, sulle pareti di un’ex centralina elettrica protetta come bene architettonico industriale nei pressi dell’entrata Castiglione dei Giardini Margherita. Qui, su una superficie che si estende per circa 120 metri quadrati, ha affisso tre diversi gruppi di soggetti, in un trittico sormontato dalla scritta “Fuck Hate”.

foto Michele Lapini

STIKKI PEACHES | CHEAP street poster art festival 2017

 

Unico spot a prevedere l’integrazione di pittura e poster art, il muro di cinta dell’Autostazione di viale Masini è diventato ormai il luogo-simbolo degli interventi di arte urbana curati da Cheap: qui, ad oggi, si sono stratificati otto progetti ad opera di altrettanti artisti. L’ultimo ad intervenire sui 250 metri quadrati di superficie muraria e sui 43 spazi affissivi che ne fanno parte integrante è stato l’italiano Alberonero, invitato tra i Main Artist della quinta edizione del Festival.

Alberonero basa la sua ricerca artistica sullo studio delle variazioni cromatiche e delle loro relazioni con ciò che lo circonda, utilizzando il quadrato come forma primaria. Fondendo una consistente esperienza nello spazio urbano con la sua formazione in ambito architettonico, crea infatti una sua personale visione astratta della realtà, che si realizza per sottrazione riducendo all’essenziale gli elementi del contesto.

A partire da questa sintesi, lo street artist rilegge lo spazio attraverso il colore: ne definisce una nuova estetica, mettendo in primo piano la portata emozionale ed energetica che le interazioni cromatiche hanno sullo spettatore. Ciò avviene lavorando sulla base di uno schema matematico applicato alla composizione, che è tuttavia utilizzato solamente come guida a favore della creazione di una suggestione emotiva.

Proprio attraverso la giustapposizione di cromie, Alberonero riesce ad imprimere dinamismo alla composizione, che altrimenti risulterebbe statica e bidimensionale: per questo, nonostante derivino dall’applicazione di una visione piana alla tridimensionalità, le sue opere sono in grado di “bucare” il paesaggio urbano, aprendo le porte ad un “altrove” che agisce su diversi livelli emozionali.

La base di partenza del progetto realizzato in viale Masini è stato lo studio della relazione tra tabelle affissive e muro, in direzione di un cambiamento dell’equilibrio esistente. La leva è ancora una volta l’uso del colore, declinato in ben 129 variazioni derivanti dalla somma delle tre diverse tinte usate per ciascuno dei poster affissi, che contaminano anche la cornice dei billboard annullando la loro percezione come forme tridimensionali.

La superficie muraria si sviluppa invece tra due poli contrapposti (chiaro vs scuro), che convergono al centro in una sezione neutra, in cui i colori perdono la loro caratterizzazione e, quindi, il loro effetto emozionale.

ALBERONERO | CHEAP street poster art festival 2017

Per la prima volta in Italia, uno dei più giovani esponenti della scena greca

Terzo tra i cinque Main Artist della quinta edizione di Cheap a terminare il suo intervento, STMTS è anche il più giovane artista mai invitato nella storia del Festival. Nato nel 1993 ad Atene, dove ancora vive, inizia a lavorare nello spazio urbano nel 2012, diventando in breve tempo uno dei più attivi esponenti della scena greca contemporanea.

La sua poetica si costruisce esclusivamente attorno a ritratti di bambini di tutte le età e le provenienze rappresentati in una vasta gamma di espressioni e contesti, in un consapevole storytelling diffuso nello spazio urbano che si concentra in particolare nella città di Atene. Le sue opere conservano la freschezza dello sketch sul taccuino da disegno, pur mostrando una forte cura del dettaglio. Al contempo, la dimensione in grande scala conferisce una forza inedita alla rappresentazione dell’infanzia, che si gioca proprio sul contrasto: attraverso la scelta del sovradimensionamento, STMTS investe consapevolmente di potere chi potere non ha, mettendo in primo piano il valore della libertà di espressione nel suo senso più ampio.

Pur dichiarando di non partire da intenti politici espliciti, la produzione di STMTS dimostra una forte attenzione alla riflessione sui problemi sociali connessi all’epoca moderna, non trascurando temi di drammatica attualità nel Mediterraneo come l’immigrazione. In questo senso, i suoi soggetti assumono un valore iconico: la sua opera I love life, che raffigura un bambino scanzonatamente intento a fare la linguaccia agli adulti che limitano la sua libertà di sognare ed autodeterminarsi, è stata pubblicata sul New York Times.

L’intento di sollevare riflessioni e reazioni è, in effetti, tra i suoi obiettivi dichiarati. In occasione di Cheap Festival, STMTS è intervenuto sul muro di cinta dei Giardini Fava; per la prima volta in assoluto, la street poster art ha quindi invaso un secondo segmento dei viali di circonvallazione che racchiudono il centro storico di Bologna dopo il grande spot di Viale Masini. Il soggetto del grande paste up dipinto a mano di circa 12 metri quadrati prende spunto dal tema della Open Call 2017: “Disorder, please”. Proprio il disordine in senso ampio è infatti identificato come uno dei tratti caratteristici della complessità dell’epoca moderna. Al centro di una composizione dinamica che si sviluppa su un motivo di fiamme, STMTS rappresenta un bambino immerso in uno scenario tra realtà e finzione. Dietro di lui, in uno sfondo a contrasto in bianco e nero, si ammassano infatti personaggi grotteschi, che richiamano il tema della guerra attraverso la presenza di maschere a gas, mescolandosi a citazioni da celebri film: presenze fantasma, tuttavia non sconnesse dalla realtà contemporanea.

foto Michele Lapini

STMTS | CHEAP street poster art festival 2017