GLOBAL WARNING | Michele Lapini

Avrete visto le fotografie di Michele Lapini su testate come il Guardian, Vice, Internazionale o il Corriere della Sera. Avrete visto il fotografo ai cortei e alle manifestazioni a Bologna, dove gioca in casa come fotogiornalista che da quattro anni collabora con la redazione bolognese della Repubblica, dove trova il tempo anche di documentare il lavoro temporaneo ed effimero di CHEAP street poster art.

Nell’immenso portfolio di Lapini ha trovato posto anche Antropocene, un long- term project fotografico di indagine e documentazione sulle cause e sugli effetti del cambiamento climatico in Italia: il progetto, ribattezzato in questa art action Global Warning, arriva ora anche nelle strade di Bologna grazie ad un’affissione di CHEAP sulle bacheche di via Irnerio.

Il perché della scelta del nome e gli scenari non solo geografici che svelano le fotografie nelle parole del fotografo.

Può bastare una lettera per cambiare tutto. Una lettera che rappresenta una presa di posizione, chiara, netta, radicale. Un passaggio dall’inerzia, dalla rassegnazione, al movimento, alla lotta. Da “global warming” a “global warning”, però, non è solo una lettera che cambia.

Viviamo in un’epoca geologica che, grazie al biologo Eugene F. Stoermer, abbiamo imparato a chiamare Antropocene: un’epoca geologica in cui l’intervento dell’essere umano risulta un elemento dominante per i cambiamenti dell’ambiente e dell’ecosistema. Alcuni, tra cui Jason Moore, ha criticato quest’espressione suggerendone un’altra, Capitalocene, perché non è vero che tutta l’umanità allo stesso modo è stata ed è responsabile per le cause dei cambiamenti climatici. Se è pur vero che viviamo in un’epoca diversa da quella precedente, bisogna però considerare che sono i rapporti di forza del capitalismo a dover essere analizzati per poter trovare soluzioni efficaci.

L’allarme globale è già suonato, da tempo. I cambiamenti climatici non riguardano più solamente aree lontane, ghiacciai o deserti, oceani o luoghi sperduti. Gli effetti hanno già bussato più volte a ridosso delle nostre vite, dai fiumi alle foreste.

Le scelte individuali sono importanti e fondamentali, ma non sufficienti. La nostra azione non può fermarsi all’individuo. Deve farsi portavoce del “global warning”, dell’urlo della natura che uccide se stessa. Ci vogliono cambiamenti radicali, collettivi: “system change, not climate change”.

Un lavoro che ripercorre e mescola le cause e gli effetti. Che non travalica i confini nazionali, perchè non c’è bisogno di andare lontano per capire che il momento di agire è qui e ora. Dalle emissioni del polo chimico di Ravenna, a quelle della raffineria nella Val d’Agri in Basilicata, nel giacimento petrolifero on-shore più grande d’Europa. Oppure, percorrendo le città e le campagne ricoperte dal cemento delle nuove urbanizzazioni, i fiumi in secca o quelli che straripano. Le montagne brune, disegnate dalla neve artificiale solo dove il turismo invernale lo richiede, o quelle che sono diventate cimitero di migliaia e migliaia di abeti rossi, nel nord-est italiano. E a questo punto non rimane che cambiare quella lettera per invertire la rotta.”

GLOBAL WARNING | Michele Lapini | CHEAP street poster action

GLOBAL WARNING | street action

fotografie di Michele Lapini

www.michelelapini.net

CHEAP | street poster art